domenica 30 marzo 2008
giovedì 27 marzo 2008
Voi dove siete?
Un bel test per verificare la reale sintonia con le proposte delle formazioni politiche attuali (quello sopra è il mio risultato, molto in linea con la Sinistra l'Arcobaleno). Provate anche voi, e postate i risultati:
test
mercoledì 26 marzo 2008
Peggio di prima...
Rapporto di Amnesty sull'Iraq: 5 anni di carneficina e disperazione
di rainews24
su Agenzie del 20/03/2008
Cinque anni dopo l’intervento militare guidato dagli Usa che spodesto’ Saddam Hussein, l’Iraq rimane uno dei paesi piu’ pericolosi al mondo dal punto di vista dei diritti umani. E’ quanto ha affermato Amnesty International, pubblicando il rapporto ‘Carneficina e disperazione’.
Secondo l’organizzazione per i diritti umani, gli attacchi e gli omicidi settari da parte dei gruppi armati, le torture e i maltrattamenti da parte delle forze governative e la continua detenzione di migliaia di persone sospette (molte delle quali da lungo tempo, senza accusa ne’ processo) da parte delle forze statunitensi e irachene hanno avuto un impatto devastante, costringendo oltre quattro milioni di iracheni a lasciare le proprie case.
Oggi due iracheni su tre non hanno ancora accesso all’acqua potabile e almeno uno su tre (otto milioni di persone) sopravvive grazie agli aiuti d’emergenza.
‘L’amministrazione di Saddam Hussein fu proverbiale per le violazioni dei diritti umani’ – ha affermato Malcolm Smart, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International – ‘ma la sua destituzione non ha portato alcun sollievo alla popolazione irachena’.
di rainews24
su Agenzie del 20/03/2008
Cinque anni dopo l’intervento militare guidato dagli Usa che spodesto’ Saddam Hussein, l’Iraq rimane uno dei paesi piu’ pericolosi al mondo dal punto di vista dei diritti umani. E’ quanto ha affermato Amnesty International, pubblicando il rapporto ‘Carneficina e disperazione’.
Secondo l’organizzazione per i diritti umani, gli attacchi e gli omicidi settari da parte dei gruppi armati, le torture e i maltrattamenti da parte delle forze governative e la continua detenzione di migliaia di persone sospette (molte delle quali da lungo tempo, senza accusa ne’ processo) da parte delle forze statunitensi e irachene hanno avuto un impatto devastante, costringendo oltre quattro milioni di iracheni a lasciare le proprie case.
Oggi due iracheni su tre non hanno ancora accesso all’acqua potabile e almeno uno su tre (otto milioni di persone) sopravvive grazie agli aiuti d’emergenza.
‘L’amministrazione di Saddam Hussein fu proverbiale per le violazioni dei diritti umani’ – ha affermato Malcolm Smart, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International – ‘ma la sua destituzione non ha portato alcun sollievo alla popolazione irachena’.
Migliaia di persone sono state uccise o gravemente ferite e comunita’ che in precedenza vivevano in uno stato di relativa quiete sono state trascinate in aperto conflitto La popolazione civile ha pagato il prezzo piu’ alto. Per molte donne, che ora sono minacciate dai militanti religiosi, le condizioni sono peggiori rispetto ai tempi di Saddam Hussein.
Secondo il rapporto di Amnesty International, anche nella relativamente calma regione settentrionale curda, i passi avanti economici non sono stati accompagnati da un maggiore rispetto dei diritti umani.
‘Continuano a giungere segnalazioni di arresti arbitrari, detenzioni e torture anche dalle province curde’ – ha sottolineato Smart – ‘e il dissenso politico e’ scarsamente tollerato. Oppositori politici sono stati imprigionati senza processo mentre i cosiddetti delitti d’onore, in cui le donne sono assassinate dai propri familiari, restano un problema profondamente radicato che le autorita’ criticano ma non affrontano in maniera adeguata’.
Nessuno e’ in grado di stabilire esattamente quante persone siano state uccise in Iraq a partire dall’invasione diretta dagli Usa del marzo 2003.
Secondo la ricerca piu’ estesa, condotta congiuntamente dall’Organizzazione mondiale della sanita’ e dal governo iracheno e pubblicata nel gennaio di quest’anno, dal marzo 2003 al giugno 2006 sono state uccise piu’ di 150.000 persone. Le Nazioni Unite hanno affermato che nel 2006, ultimo anno su cui sono disponibili dati, sono state uccise almeno 35.000 persone.
Il costante problema dell’insicurezza ha pregiudicato i tentativi di restaurare l’ordine, ma anche quando le autorita’ irachene sono state messe in grado di far rispettare i diritti umani, hanno ampiamente fallito. I processi sono regolarmente iniqui, con condanne emesse su prove estorte con la tortura. Centinaia di persone sono state condannate a morte.
Secondo il rapporto di Amnesty International, anche nella relativamente calma regione settentrionale curda, i passi avanti economici non sono stati accompagnati da un maggiore rispetto dei diritti umani.
‘Continuano a giungere segnalazioni di arresti arbitrari, detenzioni e torture anche dalle province curde’ – ha sottolineato Smart – ‘e il dissenso politico e’ scarsamente tollerato. Oppositori politici sono stati imprigionati senza processo mentre i cosiddetti delitti d’onore, in cui le donne sono assassinate dai propri familiari, restano un problema profondamente radicato che le autorita’ criticano ma non affrontano in maniera adeguata’.
Nessuno e’ in grado di stabilire esattamente quante persone siano state uccise in Iraq a partire dall’invasione diretta dagli Usa del marzo 2003.
Secondo la ricerca piu’ estesa, condotta congiuntamente dall’Organizzazione mondiale della sanita’ e dal governo iracheno e pubblicata nel gennaio di quest’anno, dal marzo 2003 al giugno 2006 sono state uccise piu’ di 150.000 persone. Le Nazioni Unite hanno affermato che nel 2006, ultimo anno su cui sono disponibili dati, sono state uccise almeno 35.000 persone.
Il costante problema dell’insicurezza ha pregiudicato i tentativi di restaurare l’ordine, ma anche quando le autorita’ irachene sono state messe in grado di far rispettare i diritti umani, hanno ampiamente fallito. I processi sono regolarmente iniqui, con condanne emesse su prove estorte con la tortura. Centinaia di persone sono state condannate a morte.
Achtung! Achtung!
In questa povera Italia siamo arrivati al punto che chi cerca di fare informazione, quella vera e non quella genuflessa a questo o a quel potere nè asservita ad interssi di parte, viene denunciato alla stregua del peggiore criminale. E' quanto sta accadendo a padre Alex Zanotelli che, per aver tenuto alta l'attenzione sui rischi legati all'incenerimento dei rifiuti, rischia una denuncia per procurato allarme da parte del sindaco della città di Salerno Vittorio De Luca.
Intanto si moltiplicano gli appelli di esperti e medici. Qui di seguito trovate quello dei medici della Provincia di Forlì:
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Lettera aperta dei Medici ai Cittadini Forlivesi
IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA MOSTRI
IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA MOSTRI
Cari Cittadini di Forlì, certo ricorderete che il 24 Novembre 2005 si tenne, presso il Comune di Forlì, una Audizione Pubblica circa i rischi connessi all'incenerimento di rifiuti, alla presenza del Prof. Lorenzo Tomatis e del Prof. Gianni Tamino. In quell'occasione il Prof. Tomatis esordì dicendo: "La futura generazione non ci perdonerà i danni che noi le stiamo arrecando", identificando proprio nei bambini la popolazione più fragile e più a rischio per gli agenti chimici inquinanti. A questo proposito e sulla scia di una letteratura scientifica imponente, che ha ormai ampiamente dimostrato come il cervello infantile e il sistema nervoso in via di sviluppo rappresentino veri e propri tessuti-bersaglio per centinaia di molecole tossiche, assume grande rilievo l'allarme lanciato lo scorso 7 novembre dalla prestigiosa rivista LANCET che - preannunciando l'imminente pubblicazione di un importante studio condotto dai ricercatori della Harvard School of Public Health - titolava on line: "LA PANDEMIA SILENZIOSA”… Per denunciare l'incombente minaccia di un dramma socio-sanitario “globale”, che si diffonde in modo subdolo e incontrollabile, perché gli effetti di un'esposizione cronica e collettiva sfuggono alle abituali modalità di indagine e di ricerca…e per notificare le prime, probabili cifre di una tragedia lungamente annunciata, eppure evitabile, secondo cui nel mondo: "Un bambino su sei presenterebbe danni documentabili al sistema nervoso e problemi funzionali e comportamentali che vanno dal deficit intellettivo, alla sindrome da iperattività, all'autismo" (con costi enormi - sia detto per inciso - anche sul piano economico: visto che nei soli Stati Uniti d'America i costi per i danni neurologici da piombo nei bambini ammonterebbero a circa 43 miliardi di dollari e per quelli da mercurio a 8.7 miliardi). E' una ben amara soddisfazione vedere che oggi alcune Università e Riviste scientifiche tra le più prestigiose al mondo denunciano in modo chiaro e perentorio ciò che per anni, noi Medici per l'Ambiente, ci siamo sforzati di documentare, affermando con forza che troppo spesso la medicina occidentale ha privilegiato obiettivi e strategie di “lotta” contro malattie e sofferenze che sono il prodotto (assolutamente evitabile) di modelli di vita stressanti, consumistici, inquinanti… e che troppo spesso i nostri esperti - politici, economisti ed ecologisti - hanno parlato di sostenibilità, prevenzione, promozione della salute, per poi varare o legittimare normative e leggi - uniche al mondo - che non tengono in nessun conto la tutela dell'ambiente e la salute dei cittadini.. Come quelle con cui si equiparano i rifiuti urbani a fonti rinnovabili di energia; si permette a chi incenerisce di accedere a cospicui finanziamenti pubblici (CIP 6, Certificati Verdi, proprio in questi giorni rinnovati!) che andrebbero riservati alle vere rinnovabili; si consente che materiali tossici e nocivi (Legge Delega n 152 03/04/2006) godano di tali finanziamenti…. per fare in modo che il loro "smaltimento", che prima rappresentava un costo per le Aziende, si trasformi in ulteriore fonte di profitto, ma ad un prezzo inaccettabile per la Salute collettiva e insostenibile per le generazioni future. Abbiamo imparato che non si può sperare di risolvere alcun problema - per quanto drammatico e tragico - se prima non lo si riconosce: abbiamo fatto un primo, importante passo, riconoscendo di essere giunti ad un punto cruciale per la Vita stessa sul nostro pianeta. A questo punto nessuno ha il diritto di definirci “allarmisti": non possiamo più tacere mentre la stessa atmosfera del pianeta ha la febbre, gli squilibri climatici alterano gli ecosistemi e persino il mondo dei microbi e dei virus è in subbuglio... Basta con le indecisioni e i tentennamenti: non possiamo rischiare di essere complici, anche solo col nostro "torpore", di quella che potrebbe rivelarsi una catastrofe biologica di grandi dimensioni. Biologi, genetisti, (bio)chimici, microbiologi, oncologi, epidemiologi, immunologi, pediatri: è veramente venuto il momento per tutti i medici e gli uomini di scienza di assumersi le proprie responsabilità.. anche per non rischiare di essere accusati, in futuro, di non aver fatto abbastanza per difendere la Salute pubblica e gli equilibri stessi della biosfera, minacciati da una deriva ipertecnologica che stravolge la scienza in nome del profitto. Questo appello si rivolge a tutti gli adulti, che hanno fatto - almeno fino ad ora - assai poco per riconoscere le proprie responsabilità e per contrastare la pericolosa deriva di una civiltà e di una scienza che potrebbero garantire benessere e sicurezza a tutti e che rischiano invece di minare la nostra esistenza. Sottoscrivete questa lettera, diffondete queste conoscenze. Soltanto in questo modo possiamo sperare di "responsabilizzare" coloro che si sono assunti "l'onore e l'onere" di prendere le decisioni più importanti, in rappresentanza e a garanzia della collettività e che troppo spesso si rivelano inadeguati al compito che si sono assunti e più in generale tutti coloro che gestendo potere, ricchezza, informazione svolgono un ruolo cruciale in questo sistema… perché ricordino che le loro scelte influiranno sulla vita dei loro figli, che hanno il diritto di vivere in un mondo in cui siano garantiti quantomeno i diritti primari: accesso all'acqua (pubblica e pulita); cibo sano; aria respirabile e...cervelli in grado di funzionare. Lavoriamo insieme: medici, genitori, studenti.. per promuovere una cultura della responsabilità; per chiedere alle autorità locali di tutelare il territorio e la salute dei cittadini, e al nostro Governo di abolire leggi vergognose che ci pongono fuori dalla stessa Comunità Europea. Riscopriamo insieme il valore della partecipazione e della democrazia, dimostriamo nei fatti che vogliamo proteggere i nostri bambini, le città in cui viviamo, l'aria che respiriamo, scrolliamoci di dosso questo fatalismo, questo sentimento tragico di ineluttabilità delle cose, ricordando anche quanto il Prof. Tomatis un anno fa ci disse: "A Forlì ho visto la fiammella del cambiamento ed anche un grande incendio nasce da una scintilla". Non è troppo tardi: dobbiamo credere che ci siano molte persone con un pizzico di sana follia, perché come diceva Albert Einstein:"Solo coloro che sono così folli da pensare di cambiare il mondo, ci riescono".
Firmata:
Giuseppe Roberto Burgio (Pediatra)Ernesto Burgio (Pediatra)Gabriella Filippazzo (Epidemiologo)Patrizia Gentilini (Oncoematologo)Valerio Gennaro (Epidemiologo)Gianni Tamino (Biologo)Lorenzo Tomatis (Patologo Medico)
Aderiscono:
Ferdinando Borroni (Medicina Generale)Andrea Galassi ( Medicina Generale)Marina Melandri (Medicina Generale)Ruggero Ridolfi (Oncologo)Giuseppe Timoncini (Pediatra)
Adios
L'unico italiano facente parte della storica spedizione del Granma al fianco di Fidel, Raul e Guevara, il già partigiano Gino Donè Paro, si è spento all'età di 84 anni. Nel 1956, all'età di 32 anni, fu l’unico europeo a partecipare alla spedizione cuabana dal Messico a Cuba. [...] Di due anni più vecchio di Fidel Castro, Gino era nato da genitori braccianti il 18 maggio 1924 a Monastier di Treviso, vicino a Venezia. Dopo le scuole andò militare e l’8 settembre 1943 a Pola. Tornò a casa e diventò partigiano con la Missione Nelson e con il Comandante Guido, un ingegnere milanese italo-americano operante nell’area della laguna veneziana. Alla fine della guerra ricevette un encomio dal Generale Alexander e poi emigrò a Cuba passando dal Canada. Nel 1951 lavorava all' Avana come carpentiere nella grande Plaza Civica : l’attuale Plaza de la Revoluciòn. Nel 1952 Gino si fidanzò con Olga Norma Turino Guerra, giovane rivoluzionaria di ricca famiglia cubana, abitante nella città coloniale di Trinidad, amica di Aleida March di Santa Clara, futura seconda moglie del Che. Entrò poi nel “Movimento 26 Luglio”, chiamato con la sigla “M-26-7”, dalla data dell’assalto dei ribelli (il 26 Luglio 1953) alle caserme di Bayamo e Santiago di Cuba. Nel 1954 Gino si sposò. Poi nel 1955 e 1956, diventato tesoriere del “M-26-7” di Santa Clara, fu incaricato dal dirigente Faustino Perez di portare reclute e soldi in Messico, dove lo attendeva Fidel che doveva comprare il battello Granma. (Gino così divenne amico del medico asmatico Che Guevara, che gli confidò che se non avesse incontrato Fidel sarebbe emigrato in Italia per specializzarsi contro l’asma, nella facoltà di medicina di Bologna. Gino diventò amico anche di Fidel e di Raul e, come ex partigiano, collaborava agli addestramenti militari. Il 25 novembre del 1956 partì dal porto messicano di Tuxpan tra gli 82 patrioti del battello Granma. A bordo il suo grado era quello di Tenente del Terzo Plotone comandato dal Capitano Raúl, fratello di Fidel. Gli 82 sul Granma erano: 78 cubani, più un argentino (Che), più un messicano (Alfonso), più un domenicano (Ramon), più Gino (detto El Italiano). Sul passaporto italiano c’era scritto Gino Donè, ma all’anagrafe cubana, quando si è sposò, fu registrato col nome di Gino Donè Paro, cioè anche con il cognome materno. Dopo lo sfortunato sbarco del 2 dicembre 1956 nell’Oriente Cubano, ai piedi della Sierra Maestra, e dopo la decimazione subita ad Alegria de Pio dai soldati batistiani, Gino tornò clandestinamente a Santa Clara, dove nel Natale 1956 partecipò ad azioni di sabotaggio contro postazioni militari, assieme all’amica Aleida March. Ma nel gennaio 1957 ricevette l’ordine dal “M-26-7” di andare all’estero salpando da Trinidad. Dopo mezzo secolo Gino ha detto che: “Dopo il Desembarco del Granma, abbiamo fatto quello che abbiamo potuto, chi in una forma e chi in un’altra. Io che ero straniero ero il più indicato per starmene lontano e fare ciò che nella Sierra non avrei potuto fare. C’era necessità di collegamenti, di notizie, d’informazioni, di soldi, di armi, e di molte altre cose. Chi con le armi e chi senza armi ha fatto quello che doveva fare. E anch’io”. Nel 1996, alla Fiera Turistica di Varadero, a Cuba, il Comandante Jesús Montané Oropésa, “moncadista-granmista” da sempre assistente di Fidel, durante una intervista con Gianfranco Ginestri, disse: "Gino era il più adulto, il più serio, il più disciplinato; e dopo la nostra vittoria non ha mai cercato privilegi; e ogni tanto ci telefoniamo". L’ultima volta che Gino fu ospite di Montanè a Cuba avvenne in occasione del 40° dello sbarco del “Granma”, nel dicembre 1996 [...]. All’Avana era contatto con il suo compagno “granmista” Arsenio Garcia Davila, con il quale andò alla sfilata del 1° Maggio 2004 (dove fu decorato) [...]. Nel 2007 a Cuba, “ Mundo Latino ha presentato un dvd sul tema: “ Gino: dalla Resistenza alla Revoluciòn ”.
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