venerdì 27 febbraio 2009

Il Quaderno di Saramago


Oggi ho scoperto che il blog di Saramago ha un traduttore ufficiale, un ragazzo di Milano che fa parte di un gruppo dedicato allo scrittore portoghese su Anobii. Ho trovato interessante questa riflessione sull'Italia e gli italiani (Saramago parla bene di Di Pietro, e lo fa non conoscendo gli attuali dirigenti dell'Idv):

il Quaderno di Saramago

Cosa fare con gli italiani?

di Josè Saramago

Mi rendo conto che la domanda potrebbe suonare in qualche modo offensiva a un orecchio delicato. Di cosa si tratta? Un semplice particolare per chiamare in causa un intero popolo, per chiedergli conto dell’uso di un voto che, per la gioia di una maggioranza di destra sempre più insolente, ha finito per fare di Berlusconi padrone e signore assoluto dell’Italia e della coscienza di milioni di italiani? Anche se, in realtà, voglio dirlo subito, il più offeso sono io. Sì, esattamente io. Offeso nel mio amore per l’Italia, per la cultura italiana, per la storia italiana, offeso, ancora, nella mia ostinata speranza che l’incubo possa aver fine e che l’Italia possa riappropriarsi dell’esaltante spirito verdiano che, per un periodo, ha rappresentato la sua migliore definizione. E non mi si accusi di stare gratuitamente mischiando musica e politica, qualsiasi italiano colto e onesto sa che ho ragione e il perché.

É appena arrivata la notizia delle dimissioni di Walter Veltroni. Benvengano, il suo Partito Democratico è nato come la caricatura di un partito ed è finito, senza una parola né un progetto, come un convitato di pietra nella scena politica. Le speranze che in lui avevamo deposto sono state defraudate dalla sua inconsistenza ideologica e dalla sua fragilità caratteriale. Veltroni è il responsabile, certamente non unico, ma nella congiuntura attuale, maggiore, dell’indebolimento di una sinistra di cui si era presentato come salvatore. Pace all’anima sua.

Non tutto è perduto, però. É quello che ci dicono lo scrittore Andrea Camilleri e il filosofo Paolo Flores d’Arcais in un articolo recentemente pubblicato su “El País”. C’è da fare un lavoro insieme ai milioni di italiani che hanno già perso la pazienza vedendo il loro paese trascinato ogni giorno verso la pubblica derisione. Il piccolo partito di Antonio Di Pietro, l’ex-magistrato di Mani Pulite, può diventare il revulsivo di cui l’Italia ha bisogno per giungere a una catarsi collettiva che risvegli il civico agire nella parte migliore della società italiana. E’ l’ora. Speriamo che lo sia.

martedì 24 febbraio 2009

Relitto



Ah, che mi mettano sotto le coperte
e che non mi facciano nient'altro...
Che la porta della mia stanza resti sempre chiusa,
che né si apra per te se andrai là!


Lana rossa, letto soffice. Tutto ben tappato...
Nessun libro, nessun libro sul comodino...
solo fate che abbia accanto a me
dolci all'uovo e una bottiglia di Madeira.


No, non voglio altro; neppure dei giocattoli.
Per cosa? Anche se me li dessero non saprei giocare...
Che vogliono fare di me con questi turbamenti e paure?
Non sono fatto per le feste. Lasciatemi! Fatemi riposare!...


Sempre notte nella mia stanza. Le tende tirate,
e io rannicchiato a dormire, al calduccio - che amore!...
Sì: restare sempre a letto, senza muovermi, creare muffa -
almeno sarebbe il riposo assoluto...Storie! sarebbe la vita migliore.


Se mi fanno male i piedi e non so camminare dritto,
perché devo insistere ad andare nei salotti, da Lord?
Dai!, che la mia vita per una volta si accordi
con il mio corpo, e si rassegni a non avere grazia...


A che mi serve uscire, se mi costipo subito?
E chi posso aspettare, con la mia delicatezza?
Smetti di illuderti Mario! Un buon piumone, un fuoco -
e non pensare al resto. E' già abbastanza, con franchezza...


Lasciamo perdere. In nessun posto la mia ansia mi porterà.
Perché allora dovrei andare di qua e di là, in un'inutile corsa?
Abbiate pena di me, Accidenti! Portatemi all'infermeria!

Cioé: in una camera singola che mio padre pagherà.

Giusto. Una stanza d'ospedale, igienica, tutta bianca, moderna e tranquilla;
a Parigi, è preferibile, a causa della leggenda...
Da qui a vent'anni forse la mia letteratura si capirà;
e poi essere mezzo matto a Parigi va bene, ha un certo stile...


Quanto a te, amore mio, puoi venire il giovedì,
se vuoi essere gentile, domandare come sto.
Però nella mia stanza tu non entri, neanche con le migliori maniere:
niente da fare, mia cara. Il bambino dorme. Tutto il resto è finito.


Mário de Sá-Carneiro

venerdì 13 febbraio 2009

Lo stato pontificio


Dimenticando la Binetti ed i teodem...

martedì 10 febbraio 2009

Fascist Legacy - Un’eredità scomoda


Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava, non si
deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone.
I confini dell'Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche:
io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani.

(Benito Mussolini a Trieste, 1920)