domenica 31 agosto 2008

I somari dell'Impero



Lo stato maggiore del Partito Democratico è tutto a Denver al Pepsi Center per la Convescion democratica. Da Walter Veltroni a Francesco Rutelli, da Piero Fassino a Guglielmo Epifani, con una folta schiera di amici, parenti e collaboratori, son tutti lì a spellarsi le mani (ma è da escludere che almeno Rutelli capisca quello che dicono). In Italia nel loft non è rimasto nessuno; altri tempi rispetto a quando qualcuno al Bottegone restava pure a ferragosto.

Ovviamente Veltroni si è affrettato a spiegare che va bene il Pepsi Center, ma anche la Coca-Cola gli piace e va bene Barak Obama, ma anche su John McCain non ha nulla da dire. Appunto.

Tanto schieramento del PD non ha rivali. Non ci sono infatti (almeno a questo livello) delegazioni né del PSOE spagnolo, né del New Labour inglese (e vorrei vedere visto che quattro anni fa Tony Blair fece campagna per George Bush!) né dei socialisti francesi o dei socialdemocratici tedeschi.

Solo i nostri vanno. A far cosa non si sa bene. Forse a imparare come si fa a fare un congresso senza farlo (questo è in fondo una Convescion), con i delegati trasformati in ragazze pon-pon. Yes we can… andare in vacanza in Colorado.

Riapro alle 12.35 del 29 agosto. Mi rendo conto di aver commesso un errore. PSOE, New Labour, PSF e SPD sono almeno membri dell’Internazionale Socialista. PD e PD sono membri dell’internazionale del nulla.


... Non ci credete, date retta ancora al Veltroni che assicura «non sono mai stato comunista»? Gustatevi un paio di citazioni: «Si esalta nell’originale elaborazione italiana l’affermazione di Lenin secondo la quale la democrazia e il socialismo si saldano fortemente e la rivoluzione democratica apre la strada a quella socialista».

Vi risparmiamo quella su Ho Chi Minh e «il piccolo popolo che ha sconfitto il grande colosso americano», anche quella sull’«asservimento della Democrazia Cristiana e dell’Italia stessa al soldo ed al volere degli americani», per passare a questa che farà la gioia dei nuovi partner coi quali ha fondato il Pd: «Occorrerebbe, per svolgere un’opera di reale rinnovamento, che la Dc condannasse se stessa per il suo passato, per l’espulsione dei comunisti dal governo dopo la guerra, per aver venduto agli americani il proprio partito, e il nostro Paese, per aver giocato la carta della legge truffa», quella del premio di maggioranza. Non è Massimo D’Alema questo, e nemmeno Oliviero Diliberto. È Veltroni del 1976, annata memorabile. È più trasformista di Fregoli, più camaleontico di Zelig, più versatile di Noschese. Non vi stupite se si togliesse gli occhiali, due o tre lampade al viso ed eccolo a intercalare «mi consenta», con la «e» stretta di Berlusconi. Che tutto sommato, pur coi suoi 71 anni, è politicamente più giovane di lui.

Da Giornalismo partecipativo e Dagospia

venerdì 29 agosto 2008

Un plebiscito per Evo Morales in Bolivia


Ha governato per 30 mesi avendo tutti i media del paese contro. Ha governato per due anni e mezzo con l’Ambasciata degli Stati Uniti tramandogli contro e con un’opposizione eversiva e razzista che considera intollerabile che lui, un indio, governi il paese. Gli hanno impedito di fare campagna elettorale, e minacciandolo costantemente di morte, perfino di entrare in varie regioni. Eppure lui, Evo Morales, il presidente indigeno della Bolivia, ha aumentato di quasi mezzo milione i voti presi nel 2005, passando da un già straordinario 54% a un plebiscitario 64% di consensi.
Se si pensa che, nel solo anno 2007, l’agenzia governativa statunitense USAID ha speso 124 milioni di dollari per destabilizzare il governo boliviano, finanziare l’opposizione, e fomentare la secessione, il risultato del referendum revocatorio di domenica in Bolivia, che ha visto riconfermare Evo Morales addirittura aumentando del 10% i propri voti, rappresenta un risultato storico per il paese e per tutta l’America latina integrazionista. Ancora una volta nel Continente, il potere dei soldi, la volontà delle multinazionali e di governi come quello statunitense o spagnolo e il controllo totale dei media da parte delle oligarchie locali, non ha potuto trionfare.
Evo Morales perciò esce dal referendum revocatorio indubbiamente rafforzato sia politicamente che come leader nazionale e regionale. L’opposizione, che ha fatto dell’autonomismo la foglia di fico dietro la quale conservare i privilegi delle minoranze bianche e ricche, ha perso due dei sei prefetti (governatori ) che aveva, vedendo circoscritta almeno parzialmente la sua area di influenza.
Tuttavia, l’opposizione stessa ha immediatamente rilanciato, dimostrato che non intende fare un solo passo indietro e che il lugubre slogan di “tumbar el indio”, “seppellire l’indio”, continua ad essere il cuore, se non l’unico punto, del proprio programma politico. Mentre il presidente Morales tende la mano ai prefetti confermati, invitandoli a garantire la legalità e a trovare la maniera di conciliare gli statuti autonomisti (illegali) con la nuova Costituzione approvata dall’Assemblea costituente, dall’opposizione i toni sono tutt’altro che concilianti. Il prefetto di Cochabamba, che è tra i revocati dal voto popolare, si rifiuta di riconoscere il risultato e apre una crisi potenzialmente violenta per la propria rimozione. Quello di Santa Cruz, che invece è stato riconfermato, prepara un corpo di polizia autonomo imperniato sulle bande neofasciste della Unión de la Juventud Cruceña (UJC) e intima al governo di non fare alcun passo per far entrare in vigore la nuova costituzione. Sarebbe la secessione strisciante.
A questo punto è evidente che la maggioranza è di fronte alla necessità di ristabilire comunque la legalità repubblicana rispetto all’eversione rappresentata da un’opposizione che lavora per il Re di Prussia statunitense per dividere il paese e impedire il cambiamento democratico. E’ necessario far valere il risultato straordinario del referendum revocatorio, che dimostra che Evo Morales è il presidente di tutti i boliviani e che ha dalla sua uno straordinario appoggio popolare, e avanzare con l’entrata in vigore della nuova Costituzione che sposterà gli equilibri e permetterà la riforma agraria e la redistribuzione delle rendite delle principali ricchezze del paese.
Un presidente che di fronte alla violenza generalizzata della destra rinuncia a poter viaggiare in varie regioni del paese (che è quello che è successo in questa campagna elettorale) resta un presidente dimezzato. I movimenti sociali, le grandi maggioranze, la piazza è con Evo. Il revocatorio ha dimostrato che è giunto il momento della controffensiva.
Fonte: www.gennarocarotenuto.it

Star me kitten



All'interno della prima colonna sonora di X-Files, Songs in the key of X, sono inserite diverse stranezze musicali, che si possono etichettare come vere e proprie perle. Da un inedito dei Soul caughing, Unmarked helicopters, fino alla prima ed unica collaborazione tra Elvis Costello e Brian Eno, My dark life. Ma il brano più sorprendente ed inatteso è Star me kitten dei R.E.M., per l'occasione "cantato" (in realtà è una sorta di spoken word) dall'indimenticato scrittore de Il pasto nudo, William S. Burroughs. Il risultato è veramente straniante ma assolutamente meraviglioso. La crudezza della voce spezzata dall'età del maestro della beat generation si sposa perfettamente con l'angelico brano (originariamente presente nell'album Automatic for the people) del gruppo di Athens, Georgia.
In una parola: magico.

Parole, colori, luci, suoni, pietra, legno, bronzo appartengono all'artista vivente. Appartengono a chiunque sappia usarli. Saccheggiate il Louvre!

William S. Burroughs

martedì 26 agosto 2008

Tainted love



Versione claustrofobica firmata Coil del brano di Ed Cobb, inciso per la prima volta da Gloria Jones. Per me, la versione definitiva.

lunedì 25 agosto 2008

Firmiamo per Dante De Angelis


Le FS hanno licenziato il macchinista/RLSDante De Angelis. L'aver esercitato il diritto di critica ed il ruolo di scrupoloso RLS è costato, ancora una volta, il posto di lavoro a Dante De Angelis, macchinista in forza al deposito locomotive di Roma S. Lorenzo. Con questo atto la Società vorrebbe chiudere la bocca ad un delegato che ha osato mettere in evidenza le possibili lacune, ammesse anche dallo stesso AD Moretti, che hanno determinato lo spezzamento di due Eurostar nell'arco di 10 giorni. Con questa azione, che segue quella degli 8 licenziamenti di Genova ai danni di operai che avevano già terminato l'attività di manutenzione programmata il gruppo dirigente delle FS spa apre uno scontro senza precedenti contro i lavoratori delle FS, ai quali si chiede di tacere anche quando, nel ruolo di RLS, hanno l'obbligo di segnalare ogni possibile elemento di rischio che possa pregiudicare la sicurezza dei lavoratori, dei treni e dei cittadini che ogni giorno li usano con fiducia.Dopo le abbuffate di ipocrisia (precedenti la stesura del Testo Unico) che lo volevano al centro di un sistema virtuoso tendente al progressivo miglioramento delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro, il ruolo del RLS, col licenziamento di Dante De Angelis, torna a essere quello delle origini: scomodo e, quindi, da ridurre al minimo, al silenzio. In più, Dante è stato licenziato perchè ha posto al servizio della collettività, dei cittadini-viaggiatori, la propria esperienza, una sorta di garanzia che, per qualità del servizio ferroviario, si potesse contare soprattutto sui diretti artefici: i ferrovieri stessi.Per questo abbiamo tutti il dovere di rispondere in modo adeguato a questa sfida, richiedendo il reintegro immediato di Dante De Angelis.
Firmate qui: