lunedì 5 maggio 2008

Imperialismi



Rifacendomi all'ultimo post di Nihil, che evidenzia l'idea che ha l'Impero di civiltà e democrazia, e che lascia sgomenti, volevo segnalare un breve testo di uno dei massimi storici contemporanei, Eric J.Hobsbawm, nel quale si parla proprio di imperi e di democrazia:

In che modo l'odierno impero americano si distingue dagli imperi del passato, come per esempio quello britannico dell'Ottocento? E qual è la caratteristica essenziale del moderno imperialismo dell'unica superpotenza mondiale, alle origini dell'intervento americano in Afghanistan e in Iraq? Per Eric Hobsbawm è la volontà (o piuttosto la velleità) di esportare la democrazia occidentale senza tener conto delle realtà locali, e senza elaborare prima un'efficace strategia di costruzione di uno Stato dalle sue fondamenta. In queste lucide pagine, Hobsbawm manifesta tutta la sua preoccupazione per quello che gli appare un Nuovo Disordine Mondiale.

Qui una recensione.

Imperialismi
, Eric J.Hobsbawm
Rizzoli, 2007

sabato 3 maggio 2008

Gli Stati Uniti e la loro idea di civiltà e di democrazia

Libero dopo sette anni a Guantanamo: "i topi vengono trattati con maggiore umanità"
Immaginate di venire rapiti mentre state facendo delle riprese su di un fronte particolarmente caldo come lo era il Pakistan nell'autunno del 2001. Immaginate poi di passare quasi sette anni chiusi in una gabbia senza avere la possibilità di incontrare un avvocato che vi dica di cosa siete accusati né, tanto meno, di incontrare i vostri familiari. E quando, per ottenere questi diritti, decidete di esercitare l'unica azione di protesta che vi rimane, ovvero lo sciopero della fame, ecco che vi ritrovate legati a una sedia appositamente costruita per l'alimentazione forzata, con tanto di bracciali imbottiti e di tubo che finisce direttamente in gola. Questo è quanto è accaduto a Sami al-Hajj, giornalista e cameraman sudanese che aveva la sventura di lavorare per la Cnn del mondo arabo, Al Jazeera, ed è successo più o meno nell'indifferenza di quei campioni della libertà di stampa che sono i media occidentali. Peccato perché, se avessero aderito alla campagna portata avanti da Al Jazeera e da numerosi media di lingua araba per chiedere la liberazione del giornalista, i nostri media avrebbero potuto dimostrare che non ci sono due pesi e due misure e fare qualcosa per disinnescare il risentimento che alimenta lo scontro fra civiltà.
Ieri l'incubo è finito. Sami al-Hajj è uscito dal gulag di Guantanamo ed è arrivato in volo a Karthoum su di un jet dell'Us Army: su Youtube si possono vedere i marines trasportare a braccia il giornalista giù per le scalette dell'aereo. Sette anni fa era un giovane di bell'aspetto vestito all'occidentale, ora sembra un vecchio con la barba grigia e l'abbigliamento da scuola coranica. In ospedale Sami ha potuto abbracciare il figlio che era appena nato quando è stato arrestato, arrivato insieme alla moglie e al fratello Asim che a stento è riuscito a riconoscerlo: «Sembra un uomo di ottant'anni» ha dichiarato. Fonti anonime del Dipartimento della Difesa statunitense hanno detto all'agenzia Reuters che al-Hajj «non è stato affatto rilasciato ma trasferito alle autorità sudanesi» le quali, dal canto loro, hanno invece affermato che il giornalista è un uomo libero visto che non esiste nessuna accusa a suo carico. Insieme a lui sono stati "trasferiti alle autorità" altri due cittadini sudanesi - Amir Yacoub al-Amir e Walid Ali - mentre altri 5 hanno ripreso il volo verso l'Afghanistan. Tutti - anche chi, come Sami, non può camminare - hanno viaggiato bendati, ammanettati e incatenati fino a destinazione.
L'insistenza delle autorità Usa sui "trasferimenti" è l'ultima foglia di fico rimasta per quell'aberrazione giuridica che si chiama Guantanamo, bocciata perfino dalla Corte Suprema. Non potendo giustificare in alcun modo l'arresto e la detenzione - nella base cubana così come in altre decine di prigioni segrete sparse per il mondo - bisogna andare avanti con la finzione: rilasciarli significa ammettere di avere sbagliato mentre consegnarli alle autorità di un altro paese consente di lavarsene le mani. Magari un regime "amico" potrebbe riuscire a imbastire uno straccio di processo per salvare la faccia a Washington - ma di sicuro non è il caso del Sudan. Ma perchè al-Hajj è stato sospettato di avere legami con Al Qaeda? In realtà Sami ha avuto una sola colpa: quella di trovarsi in Pakistan nel 2001, munito di regolare visto, per fare il suo lavoro di cameraman e documentare il flusso dei profughi che attraversavano la frontiera dopo l'inizio dei bombardamenti. Per questo Sami è diventato il prigioniero numero 345 nel lager di Guantanamo, e dopo anni di appelli e richieste inascoltate, il 7 gennaio del 2007 è entrato in sciopero della fame. Purtroppo, a parte i gruppi che si occupano di diritti umani come Amnesty Internazional e Human Rights Watch, sono stati in pochi a raccogliere la campagna dei media arabi e sono stati ancora meno quelli che hanno avuto il coraggio di pubblicare i disegni che Sami è riuscito a fare uscire da Guantanamo per mostrare come funzionano i dispositivi per l'alimentazione alimentazione forzata e quali sono le condizioni di detenzione. Resta il fatto che, se non fosse stato per la sua forza d'animo, forse Sami sarebbe semplicemente scomparso nel nulla.
«I topi vengono trattati con maggiore umanità» sono state le sue prime parole al rilascio. Le seconde sono andate a quei 275 detenuti «che non sono stati così fortunati». Perchè «le condizioni di detenzione dei fratelli rimasti a Guantanamo» ha dichiarato dal suo letto d'ospedale «sono terribili e peggiorano di giorno in giorno. La nostra dignità umana è stata violata e l'amministrazione americana è andata al di là di ogni valore morale o religioso. Là ci sono persone provenienti da più di 50 paesi. Persone» ha aggiunto «che non hanno nemmeno i diritti garantiti agli animali». Il direttore di Al Jazeera, Wadah Khanfar, si è detto «sopraffatto dalla gioia» ma non ha nascosto la sua preoccupazione sul comportamento dei militari americani, che hanno più volte offerto a Sami la libertà in cambio di informazioni sui suoi colleghi. «Ci preoccupa il modo in cui gli americani si sono comportati con Sami e ci preoccupa di quello che potrebbero fare in futuro». Ma se per il giornalista di un grande network è stato così difficile uscire da Guantanamo che fine faranno gli altri "nemici non combattenti"? David Remes, avvocato "a distanza" di 17 detenuti a Guantanamo Bay, punta sull'imbarazzo crescente dell'amministrazione ma non nasconde le difficoltà anche perchè «c'è un forte elemento di razzismo visto che nessun europeo sarebbe stato trattato come Sami». L'avvocato si riferisce al fatto che i primi a venire liberati sono stati proprio gli europei mentre probabilmente gli ultimi saranno gli yemeniti, ormai un terzo della popolazione in tutta arancione. Va ricordato che il gulag di Guantanamo - con le sue gabbie a cielo aperto, le stanze delle torture e le sedie per l'alimentazione forzata - non è servito a catturare nemmeno un terrorista.
Sabina Morandi su Liberazione del 03.05.2008

venerdì 2 maggio 2008

FASCISTI, VIGLIACCHI E DELINQUENTI


Ostia, distrutta targa delle Fosse Ardeatine
Era dedicata a tre martiri della guerra civile
di Marino Bisso

Il municipio di OstiaDistrutta la targa commemorativa delle vittime delle Fosse Ardeatine in piazza della Stazione Vecchia ad Ostia, vicino al municipio XIII. L´atto vandalico è avvenuto domenica notte: la lapide è stata frantumata, probabilmente con un piccone, e sopra è stato scritto, con la vernice «Il popolo di Ostia inneggia al Duce. Onore alla R.S.I.».
Immediata la condanna del presidente del XIII municipio Paolo Orneli che ha annunciato, per questa sera alle 18, una fiaccolata per esprimere: «indignazione e collera per il vile atto». «Si tratta di un gesto di inaudita barbarie - ha commentato Orneli - uno scempio gratuito e ingiustificato alla memoria dei nostri concittadini che hanno trovato la morte in uno degli episodi più cupi della storia di Roma».
La targa distrutta era dedicata a tre martiri della guerra civile: il tenente dei carabinieri Romeo Rodriguez Pereira (Medaglia D´Oro al Valore Militare, trucidato nelle Fosse Ardeatine il 29 marzo del 1944); il Carabiniere Fagiani Arcangelo (Fucilato a Topolo di Civitale il 19 Novembre del 1943); il Partigiano Tesseri Walter (Fucilato a Busto di Varese il 06 Agosto del 1944). La scritta che inneggia al fascismo è già stata rimossa dall´ufficio Decoro Urbano mentre il Municipio ha predisposto l´acquisto di una targa per sostituire la lapide danneggiata a picconate. Immediate le reazioni politiche.
«Si tratta dell´ennesima azione di violenza di stampo nazifascista. Occorre punire i responsabili e tenere alto il livello di attenzione» incalza il consigliere regionale del Pd Alessio D´Amato. Dello stesso avviso Sandro Lorenzatti dei Verdi e l´assessore regionale all´ambiente Filiberto Zaratti: «Un gesto ignobile che provoca rabbia e indignazione per la grave offesa arrecata alle vittime delle Fosse Ardeatine e a tutti coloro che hanno dato la vita per liberare questo Paese dal nazifascismo».

giovedì 1 maggio 2008

BUONA FESTA DEL LAVORO


Appello agli internauti


Dato che la prevaricazione del voto utile ha fatto sì che la Sinistra l'Arcobaleno non raggiungesse neanche il 4% per avere una rappresentanza parlamentare, che aveva anche un valore economico (ricordo che i parlamentari di Rifondazione contribuivano alle spese del partito nella misura del 55% del loro stipendio), faccio un appello a tutti gli internauti che fluttuano nella "blogosfera" ed hanno a cuore l'informazione libera e controcorrente che gli uomini de Lo Scavatore portano avanti da oramai più di un anno. Chiedo a tutti voi che ci leggete, e credete sia possibile contrastare l'informazione totalitaria del nostro Paese e della nostra città, di aiutarci, sia economicamente che attraverso la partecipazione attiva alle discussioni aperte in questo Blog, che fa capo al sito del giornale (nel quale trovate tutti gli articoli del giornale stesso).

La redazione ha deciso di aprire il giornale alla pubblicità, perciò chi ha un'attività e si riconosce nelle idee che questo gruppo di persone porta avanti con passione è invitato a contattarci, per un'eventuale collaborazione.