mercoledì 9 giugno 2010

Il PD e la massoneria: oltre l'Opus Dei


"I massoni di sinistra?
Nelle logge sono 4mila"

Il Gran Maestro e il caso Pd: "Scoprono ora che la sinistra è figlia anche della massoneria". "E' ora di finirla con la leggenda della segretezza, frutto avvelenato di Gelli" di ALBERTO STATERA

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martedì 8 giugno 2010

Pd, D’Alema pensa all’alleanza con Casini: “Con il 7% dell’Udc avremmo risolto”


Massimo D’Alema ribadisce la possibilità e forse l’auspicio di un’alleanza tra il Pd e l’Udc. E lo fa nello stesso giorno in cui il leader dei centristi Pier Ferdinando Casini e Antonio Di Pietro, leader dell’Idv, primo alleato dei democratici, litigano e si insultano. Segno che i piani alti del Nazareno stanno pensando a staccarsi dai dipietristi per spostarsi al centro e riconquistare i cuori cattolici?

L’analisi di D’Alema è arrivata oggi, durante un dibattito sui rapporti Italia-Brasile nel circolo democratico di via dei Giubbonari, nel centro storico di Roma. Di Punto in bianco una signora seduta nella piccola sala ha interrotto l’ex premier e lo ha costretto a parlare di politica italiana: “Ma perché continua a dire che dobbiamo allearci con Casini?”. Massimo D’Alema non si è fatto trovare spiazzato e ha immediatamente replicato: “E lei perché vuole che continui a vincere Berlusconi?”. La militante a sua volta ha sottolineato di avere tanti amici pronti a votare per il Pd. E ancora D’Alema: “Se lei porta un numero di amici pari al 7% che ha l’Udc avremmo risolto. Ma sono alcuni milioni di voti. Bisogna fare sempre – ha concluso D’Alema – un’analisi concreta delle situazioni e bisogna tener conto dei rapporti di forza. In questa sede di Casini possiamo dire solo che è uno dei pochi parlamentari italiani che si occupano di America Latina e questo è un merito indiscusso”.

D’Alema ha anche commentato la crisi economica italiana. “L’aumento della spesa corrente in Italia – ha affermato – è il vero fallimento di Silvio Berlusconi”. L’ex premier ha sottolineato che da quando Berlusconi è presidente del Consiglio la spesa corrente in Italia è aumentata di 6-7 punti sul pil. “Dopo dieci anni questo dovrebbe essere chiamato fallimento”.

Come volevasi dimostrare.

domenica 6 giugno 2010

Fermo - Elezioni comunali - La nota del PRC


Stando alle recenti notizie apparse sulla stampa degli ultimi giorni e a quelle di corridoio che si susseguono sempre più incalzanti sembrerebbe che le forze politiche di Fermo siano entrate in pieno clima pre-elettorale.

Presentazioni di liste dalla dubbia credibilità e dall'incerta collocazione, proposte di candidature estemporanee e improvvisate, spesso frutto di ambizioni che sembrano andare oltre la politica, discese di segretari regionali con ricette politiche buone per tutte le stagioni dimostrano ancora una volta quanto la politica sia lontana dai problemi quotidiani e dal modo di concepire l’interesse della collettività.

Il PRC di Fermo crede in un modo di fare politica nuovo e diverso, per questo è impegnato nella valorizzazione di quel percorso nato con le ultime Regionali, cercando di riportare la politica tra la gente attraverso comitati e movimenti da ascoltare, capire e farli protagonisti in futuro di scelte condivise per la città.

Nel fare questo ribadisce, naturalmente, che la credibilità politica di un partito non vada ricercata attraverso alleanze eterogenee fatte solo per vincere e battere una destra che in questa città ha dimostrato tutti i sui limiti politici, programmatici e di coesione nelle scelte ma, attraverso un programma forte, impattante e che dia un segnale di svolta decisiva ad una città ferma e mal governata per troppi anni.

Un gruppo di partiti che in questi dieci anni ha saputo costruire una forte opposizione alla Giunta Di Ruscio è la colazione giusta per segnare una discontinuità con chi non ha saputo governare fino ad ora. Ribadiamo, quindi, il nostro no ad alleanze allargate all’UdC - e liste riconducibili ad essa - proseguendo in una scelta già metabolizzata in regione e che già da subito comincia a dimostrare tutti i sui limiti. Nessun possibile accordo con gli uomini del partito di Cuffaro e Casini che non hanno mai preso le distanze dall’attuale sindaco Di Ruscio, rimarcando la loro fedeltà al centro-destra.

Questo per il PRC rimane un punto fermo, che non lascia spazio a compromessi di nessun genere.

Chiediamo, al riguardo, che il locale Partito Democratico dichiari, senza mezzi termini, che non vi è alcuno spazio per coalizioni allargate all'UDC o ad altre forze politiche, anche civiche, riconducibili ad esponenti locali che si siano in qualsiasi modo compromessi con l'Amministrazione del Sindaco Di Ruscio.

Consapevoli di una esigenza di cambiamento sentita dalla cittadinanza intera, crediamo di non dover affrettare i tempi, proprio per non rischiare di proporre un’alternativa ricercata attraverso le dinamiche della vecchia politica ammuffita e settaria, passante per raccomandazioni, autopromozioni e posizioni prevaricanti.

Per questo, per ora, il PRC ritiene di dichiararsi fuori dalla corsa al candidato sindaco e fuori da tutti questi movimenti e rose di nomi che nulla rappresentano se non sé stessi.

Giacomo Piergentili (Segretario della Federazione di Fermo)
Simone Tizi (Segretario del Circolo di Fermo)
Giorgio Benni (Capogruppo nel Consiglio Comunale di Fermo)

Joe Fallisi racconta l'attacco israeliano ai convogli umanitari verso Gaza

martedì 1 giugno 2010

I contabili dell'assurdo


Esistono i contabili delle morti. Scribacchini che segnano la storia, la influenzano raccontandocela enumerata. E sono decisamente singolari, perché non sempre sono infallibili, anzi spesso vanno quasi a singhiozzo. A volte sono formidabili contabili, indefessi e precisi, quasi a spaccare il capello. Altre volte si perdono, e sembra come non sappiano più contare. Li vedi aggirarsi come in Tutti i nomi di José Saramago, per poi trasformarsi in enormi insetti come il Gregor Samsa di kafkiana memoria. Così, abbrutiti dall’aridità dei loro stessi numeri, che li decifrano come contabili, contabili dell’assurdo.

Eccoli, allora. Sono tutti pronti ad enumerare le morti degli olocausti più indigesti e spettacolarizzati, piegati al loro senso ultimo di imparziale parzialità, perché spesso serve essere precisi. Ma poi si perdono, s’inceppano, la loro vista s’annebbia, il loro matematico cervello sfarfalla. Ed allora i numeri non sono più tali, non sono precisi, non si assommano, magari si sottraggono. Chissà…

Spesso i loro numeri riecheggiano, a volte per molti anni. Sei milioni! E tutti sanno che è il numero pressoché esatto dei morti della Shoah. E sono tanti, tutti insieme, uno sopra l’atro, soffocati ma pur sempre rimanenti unità distinte. E la gente si fa triste, ne piange il ricordo presente. D’altronde i numeri servono. A volte i numeri portano al riconoscimento di Stati entro altri Stati, matrioske a forza, stipati con violenza vendicativa e riparatrice di vecchie sofferenze, come se la sofferenza desse il diritto di provocarne dell’altra, in una spirale di occhio per occhio e dente per dente, con esattezza religiosa.

Ma poi ci sono i numeri fumosi, quelli cancellati dal tempo e dall’inutilità per il potere che si riproduce, riproduce se stesso attraverso se stesso, attraverso i numeri che si fanno importanti. Quanti nativi americani sono morti per far spazio agli uomini bianchi venuti con le navi dal Vecchio Continente, quanti? Ed ecco che i contabili non sanno più contare. Quanti palestinesi sono morti nei Territori Occupati? Niente, magari andrà meglio con altri, non so; forse i mussulmani morti nelle tre guerre tra Afghanistan ed Iraq, ma anche in questi casi il contabile dà prova di errare. Perde la sua capacità, e diventa fallibile, disattento, forse cieco.

Ed in tutto questo sono loro, i contabili dell’assurdo, sono loro che ci fanno piangere e disperare, o rimanere indifferenti. Indifferenti dinanzi a quelle morti senza numero, che non riescono ad assommarsi le une alle altre. Cadono rumorosamente senza fare numero, e rimangono solitarie, dimenticate, inclassificabili.

Qualcheduno impaurito dai numeri dispersi grida ancora “restiamo umani”, ma l’umanità non è un numero, è un genere che si assomma ad altri generi che contano, ed insieme fanno numero. Sempre se ai contabili funziona la vista. Altrimenti non conti nulla, non sei manco un numero.