domenica 15 luglio 2012

Le parole vuote del pensiero unico non fanno rima con Hollande


Quel pensiero unico che passa per le riforme, per il rigore e per la crescita - nel mezzo si va dallo spread agli esodati. Quel pensiero unico dell’alta finanza figlia di quel neoliberismo selvaggio che nasce negli anni ’60 dalle parti degli USA per mano di Milton Friedman. Quel neoliberismo che ha i suoi motti ed i suoi adepti, ed i milioni di morti in povertà nel mondo. Quel pensiero unico che ci dice da sempre che un altro mondo non è possibile, che un’altra economia è solo utopica, che il bene di tutti è un miraggio, che la piena occupazione è un intralcio, che l’equità e la redistribuzione fanno soffrire la speculazione. Quel pensiero unico che ha le sue trincee nei Mercati Internazionali, nelle Banche e nella Grande Industria. Quel pensiero unico dei potenti che devono mantenere il loro potere producendo crisi, aggravando debiti, speculando sui disastri appositamente provocati. Quel pensiero unico che ha i suoi sudditi, e che li posiziona nei luoghi strategici per completare disastri, compiere abiure e portare a termine il compito ingrato di saltimbanchi e nani con l’ausilio di tecnocrati italiani, quelli di cui cantava Giorgio Gaber già negli anni ’70.

Lo scenario, a grandi linee, è questo, e mentre da noi destra e sinistra si perdono nel liquame di chi specula sulla crisi a colpi di spread, parole vuote o giullarate varie, nell’oltralpe francese a pochi passi di monte, e di Monti, un ometto francese dal nome che ricorda famosi cantanti brasiliani (Francisco “Chico” Buarque de Hollanda), e che militò nel movimento studentesco vicino al Partito Comunista, zitto zitto, quatto quatto, attua politiche semplici ma vitali che il pensiero unico ci indicava come impossibili, utopiche, fallimentari. Eppure, si legge: “Ha aumentato il salario minimo del 2%. Ha abbassato la soglia per le pensioni di anzianità a 60 anni. Ha annunciato un’aliquota sui redditi dei ricchi al 75%, una tassa sui dividendi del 3% e sulle scorte petrolifere del 4%. Ha assicurato che aumenterà i contributi – già altissimi – e l’imposta di successione e che recupererà la vecchia patrimoniale. Infine, ha promesso 65mila assunzioni nel settore pubblico. Insomma, per i fautori del libero mercato e delle riforme strutturali, François Hollande è un incubo.” 

Si dirà, so’ francesi. Per la meschina borghesia municipalista italiana e per la sua massa incolta l’importante è seguire l’Impero, a sinistra vogliono governare con chi sostiene Monti, vogliono aumentare l’età pensionabile (lavorare tanto e da vecchi), attuare rigore, evitare patrimoniali, inseguire sterili riforme, difendere il valore della famiglia stanziando fondi per le scuole private e per le guerre contro l’Islam, ridurre il salario, precarizzare il lavoro che non c’è per aiutare le Banche (fiducia in sé per chi non ha un soldo ed aiuti governativi per chi ha già avuto più di quanto potesse spendere) e sperare in Dio. I francesi producono e commercializzano vino da quando i nostri contadini lo pestavano torbido per se stessi e ci guardano dall’alto in basso, e forse ridono di noi, ridono del resto d’Europa come avamposto del neoliberismo statunitense che esporta il suo fallimento creando nuovi scenari di crisi dove autoriprodursi e autoalimentarsi. Nuovi Paesi da depredare attraverso la speculazione. Al prossimo giro io urlerò il motto: Liberté, Égalité, Fraternité. Alla faccia di Milton Friedman, profeta della rivoluzione neoliberista. 

 (Cavallo del mirtillo fresco)

domenica 1 luglio 2012

Walk on the wild side


"Un drappello di sconfitti dell'American Dream che ha inspirato una delle più belle canzoni di Lou Reed"

Quando arriviamo ad avere più case di quante possiamo abitare, più automobili di quanto possiamo guidare, più cibo di quanto possiamo ingurgitare da soli, l'unico modo per diventare più ricchi è tagliare fuori quelli che non hanno a sufficienza. Se tutti hanno più che a sufficienza a che serve il mio più-che-a-sufficienza? A che serve un ampio prato aperto a tutti? E' solo quando gli altri ne sono esclusi che una vasta prateria comincia ad avere un autentico valore. A che serve essere un maggiore se non puoi avere più di un sottotenente? A che serve, poi, un sottotenente? 

[...]

Tuttavia, come rivelò il segretario della Federazione del Lavoro, gli Affari resistevano a un'ulteriore decadenza.
Fiducia in sé per chi non aveva un soldo e aiuti governativi per chi aveva già avuto più di quanto potesse spendere, questo fu il piano per il risanamento economico. Ma le panchine del parco di mattina erano bagnate anche se non era piovuto; ed era possibile stancarsi anche delle banane.
Ciò nonostante, non erano poi tempi così difficili come la gente aveva preso il vezzo di dire. Si era trattato soltanto dell'arretramento da una prospettiva anormale, e l'economia progrediva lungo una curva discendente verso nuovi piani di normalità e di crescente livellamento delle opportunità. In breve, si andava avanti a tutto vapore. Solo che questa volta ogni buona occasione era buona esattamente come la prossima. Il che voleva dire, semplicemente, che nessuno veniva più pagato.

Walk on the wild side, Nelson Algren (1956)
Minimum Fax, 12 euro

"E cosa ha a che vedere tutto questo con l'America di oggi? Anche troppo, temo. E questa potrebbe essere la ragione per cui preferiremmo lasciare Algren su uno scaffale senza leggerlo, perché se la verità che ha da raccontare sul conto dell'America è ancora valida, allora siamo davvero nei pasticci" (dalla prefazione di Russel Banks).

Imbarazzante, scritto nel 1956 e riguardante l'America degli anni trenta. Imbarazzante per l'attualità. Nulla è cambiato, corsi e ricorsi del capitalismo.

venerdì 22 giugno 2012

Guerre finanziarie


Crisi: chi l'ha voluta e chi la paga

giovedì 14 giugno 2012

E' nato il centro-ambidestra


Si sono scelti uno slogan impegnativo, Nicola Loira e la sua coalizione: ”tutta un’altra storia”.

Speriamo ne siano all’altezza! Le perplessità sulla volontà di cambiare realmente le cose in questa città, che ci avevano convinto a non aderire all’alleanza di centro-sinistra, sembrano trovare conferma nelle prime dichiarazioni del neo-sindaco.
Si ripropongono tattiche, opportunismi, ricerca di consenso fine a se stesso, cioè “ la solita storia”, a partire dalla vicenda della formazione della giunta.

A tale proposito, sulla questione della nomina dell’assessore Valerio Vesprini, nessuno ha posto l’accento su una contraddizione macroscopica: Vesprini è tra i consiglieri comunali della scorsa amministrazione che non hanno firmato le dimissioni per far decadere l’ex sindaco Andrea Agostini.
Come è possibile oggi, decentemente, incaricarlo come assessore di una amministrazione che solo grazie a quell’atto politico è pronta a nascere?
Vesprini oltre ad essere candidato su una lista concorrente, appunto l’UdC, non ha condiviso il programma della coalizione e non può definirsi un tecnico. Possiamo definirlo soltanto un discreto “portatore di voti”.

Ci chiediamo: queste contraddizioni sono evidenti solo a coloro che stanno fuori dalla giunta oppure c’è la volontà di non notarle proprio perché si è in giunta? Sembrerebbe veritiera quest’ultima ipotesi, dato che le lungaggini per scegliere i nomi della giunta stessa sono da addebitarsi alle contrattazioni con alcuni di quei partiti che non gradivano questa presenza “estranea”. Tutta un’altra storia, appunto.

E’ sulle questioni concrete, lungomare, porto, parcheggi, sulla volontà di gestire le cose in maniera “ecumenica”, facendo contenti tutti e senza urtare con interessi costituiti, che dopo l’amministrazione di centro-sinistra e di centro-destra vediamo nascere a Porto San Giorgio il nuovo modello Marche: il centro-ambidestra.

I compagni del Circolo del PRC di Fermo e P.S. Giorgio

lunedì 11 giugno 2012

La verità può essere più crudele della caricatura



In questa fase in cui la terra ancora trema in Emilia, con le nostre (del PRC) Fasce Rosse impegnate in una solidarietà reale, mi premeva avere delle rassicurazioni, su base tecnico-scientifica, in forma scritta ed opportunamente documentata, sulle costruzioni vecchie e nuove del fermano, sui mostri come l’Astoria o quelli divenuti tali attraverso incendi presumibilmente dolosi come l’Helios. Rassicurazioni sulle nostre strutture pubbliche. Mi piacerebbe sapere se sono in sicurezza secondo le norme antisismiche vigenti. Vorrei anche sapere, da politico come da cittadino, quanto sicuro risulterà il nuovo ascensore in viale Ciccolungo, nell’eventualità di un terremoto che potrebbe verificarsi nella nostra zona, che a livello sismico è comunque Zona 2, più pericolosa di quella emiliana colpita dal sisma, che è Zona 3. Mi piacerebbe parlare di tutto questo, ma poi le dinamiche politiche locali invadono ancora il nostro presente, spiegandoci come mai le calamità naturali nel nostro Paese, puntualmente, si trasformino in tragedia, quando in altri Paesi più evoluti le scosse sismiche di entità come quelle aquilane ed emiliane non causano né danni, né tanto meno morti, idem per gli argini dei fiumi e per la speculazione edilizia (nel calderone ci possiamo anche mettere i disservizi ed il caos per un poco di neve d’inverno). Non possiamo aspettarci che il peggio, se la politica è questa che osserviamo inermi. Una politica fatta di pressioni per questa o quell’altra poltrona, di assessori che rispuntano dalla finestra dopo essere rimasti fuori dalla porta per inettitudine dei loro partiti di riferimento, in barba ai cittadini votanti, che si ritrovano questi giochetti di bassa lega ad elezioni concluse. Approssimazione nelle deleghe, scarsità di competenze, autarchia del potere nelle scelte, il tutto infarcito di improvvisazione politica o di scaltrezza della stessa, a seconda di come la si voglia vedere. Sono dati di fatto che ci mostrano le Case dello studente a L’Aquila che se ne crollano esattamente come i capannoni industriali nell’Emilia operosa, per incompetenza politica e per mancanza di controlli, per assenza di responsabili e personaggi che se ne lavano le mani, con una parte della magistratura e pezzi dello Stato che non possono far altro che osservare, ove non sono parte del sistema corrotto.

Se quasi la metà dei cittadini aventi diritto al voto non votano o votano scheda bianca lo dobbiamo proprio a questo. I responsabili, in ultima analisi, siamo noi, colpevoli del solito voto alla solita politica, o del disinteresse, fino a quando non ci crolleranno in testa i mattoni di quello che abbiamo contribuito a costruire, tacitamente o col consenso di una delega. Dopo sarà sicuramente troppo tardi, anche se già oggi potrebbe esserlo.

Simone Tizi, Segretario del Circolo del PRC di Fermo e P.S. Giorgio